#iogiocoacasa: il calcio ai tempi della quarantena

La palla ha smesso di rotolare da qualche settimana e non sappiamo quando tornerà a farlo.
Se si riprenderà a giocare a calcio lo decideranno le autorità, fermo restando che la priorità assoluta deve essere SEMPRE solo una: la salute.
Fermare la terza industria del Paese non è stato semplice, il calcio professionistico l'ultimo stop lo ha registrato in occasione delle due guerre mondiali.
Il nemico di oggi non ha una divisa e non lancia bombe, è talmente piccolo che per vederlo bisogna utilizzare uno strumento (detto molto semplicemente, ci scuseranno i tecnici) con uno zoom ottico di 140000x (per capirne la potenza basti pensare che lo smartphone con cui leggete questo articolo possiede un'ottica con zoom digitale di 10x.).
L'unica arma che abbiamo per vincere contro questo avversario è stare distanti gli uni dagli altri. 
Nonostante sia ormai assodata l'importanza di non creare assembramenti non manca, per fortuna è la stragrande minoranza, chi non rispetta le regole come se il bollettino delle 18 non lo sfiorasse. Homo Homini Lupus diceva Plauto e, forse, non aveva così torto...
E' pur vero che l'essere umano non ama restare solo, Aristotele lo ha definito un animale sociale: l'uomo si sente appagato solo quando integrato in una società, ha bisogno di stare tra i suoi simili.
Per non impazzire in questo periodo di isolamento forzato abbiamo chiesto aiuto alla tecnologia, la stessa che gli  apocalittici (come li ha definiti Umberto Eco) hanno sempre definito come un grosso ostacolo alle relazioni sociali.
Mai come in questo periodo il web ha portato all'estremo il concetto coniato da McLuhan di Villaggio Globale, annullando ogni confine.
I compagni di squadra, gli amici di sempre, possono quindi essere sfidati a palleggiare con il primo oggetto sotto mano postando un video su Instagram.



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C'è chi ha scelto un peluche e chi un più creativo marshmallow come Polatti della prima squadra.
Instagram è il social per eccellenza in questa quarantena calcistica e anche i più i piccoli ne hanno sentito il grande richiamo.
Giocare a calcio per i bambini è sinonimo di divertimento e libertà, ma in tenera età far parte di un gruppo è fondamentale per imparare il rispetto degli altri e delle regole.
Il più grande messaggio di questa quarantena social lo danno quindi ancora i più piccoli che giocano a casa palleggiando, calciando rigori in giardino o dribblando bottigliette d'acqua.  

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Nessuno può sapere quando le nostre squadre potranno tornare a divertirsi insieme senza uno schermo come intermediario.
Di certo si cominceranno ad apprezzare maggiormente piccole cose che prima ci sembravano scontate, compresi i social media  che oggi ci permettono di stare, capovolgendo il concetto di Sherry Turkle, "Distanti ma uniti".
Chi scrive si accorge solo ora che non ha mai nominato la causa di tutto questo e, se permettete, continuerà a non farlo...

PS:
Se di questi tempi la noia vi pervade, in questo articolo:

Asinaria, Plauto 
Politica, Aristotele
Apocalittici e Integrati, Umberto Eco
Gli strumenti del comunicare, Marshal McLuhan
Insieme, ma soli: perché ci aspettiamo sempre più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri, Sherry Turkle.